Tornati in sala 7 spettatori su 10
di Elisabetta Brunella

L’allentamento della morsa del Covid e delle misure restrittive, nonché la ricomparsa sul grande schermo di grandi produzioni di richiamo internazionale, sono i principali fattori che nel 2022 hanno creato le condizioni per un generalizzato incremento degli spettatori nelle sale.

I primi dati disponibili per l’Europa in questo inizio d'anno, come sempre ancora provvisori ed incompleti, consentono di dire che sono tornati nei cinema più o meno 7 spettatori su 10 rispetto al periodo prepandemico.

Non mancano tuttavia differenze anche marcate. Se infatti l’andamento del 2022 è positivo in tutti i mercati dell'Europa che hanno comunicato i loro risultati, non si può però nascondere che più territori si sono discostati in senso peggiorativo dal “modello 7 su 10”.

Il paese che guida la classifica in termini di spettatori è nuovamente la Francia che arriva a sfiorare i 152 milioni di biglietti venduti, con un incremento sul 2021 del 59,2% e un calo rispetto all'ultimo anno precedente alla pandemia, cioè il 2019, del 28,7%.

Un andamento analogo caratterizza anche il Regno Unito. Qui i primi dati disponibili, che riguardano però gli incassi, parlano di un aumento rispetto all’anno precedente del 67% e di una diminuzione rispetto al 2019 di circa il 28%. Visto che la tendenza generale è quella di un lieve aumento del prezzo medio del biglietto, si può supporre che questo calo sul 2019 si attesterà – per le presenze - intorno al 30%.

Su questo livello si colloca pure il mercato tedesco, per il quale FFA segnala 78 milioni di biglietti venduti, con una forte ripresa in confronto al 2021, che supera l’85%, e un ripiegamento rispetto al 2019 del 34% circa. La Spagna vede crescere i suoi spettatori, seppure in misura meno marcata: l’aumento sarebbe di circa il 45% rispetto all'anno prima. Qui la distanza rispetto all'ultimo anno prepandemico sarebbe più elevata, verosimilmente intorno al 40%.

Alla quinta posizione per numero di spettatori si colloca l'Italia, che mostra un netto incremento sul 2021, superiore al 79%, ma anche uno scostamento rispetto al 2019 assai più elevato di quello degli altri maggiori mercati, pari infatti a oltre il 54%. Che l’Italia abbia sofferto in maniera particolare della pandemia lo dimostrava già il dato delle presenze del 2021, in calo rispetto al 2020, caso piuttosto singolare che accomunava il Bel Paese alla Turchia e a una manciata di territori di minori dimensioni, a fronte di un generale, seppur variegato, aumento di spettatori negli altri paesi.

Nel 2022, la distanza dal 2019 risulta decisamente marcata (-42,7%) anche in Repubblica Ceca. Questo è dovuto a un tasso di crescita piuttosto contenuto (47%) rispetto al 2021, anno che già aveva registrato un aumento sul 2020 alquanto modesto (11,9%).

Cresce moltissimo (191,0%) la già citata Turchia, che arriva a 36 milioni di spettatori, quasi il triplo del 2021, anno particolarmente problematico. Il divario con il 2019 resta peraltro piuttosto sensibile: circa il 39%.

Più di tutti cresce la Lettonia, che vanta lo strabiliante incremento del 241,0% rispetto al 2021, anno che aveva tuttavia registrato un forte calo anche nei confronti del già difficile 2020. Il divario col 2019 si situa a -37,0%.

Diversi altri mercati, per lo più di dimensioni medio-piccole, confermano che mancano all'appello rispetto al periodo precedente al Covid circa tre spettatori su dieci.

Lo mostra la Finlandia, che arriva a sfiorare i sei milioni di biglietti venduti con un incremento di circa il 70% sul 2021 ed un arretramento rispetto al 2019 di poco superiore al 30%.

Andamento più o meno simile è quello dell'Irlanda, dove le presenze rivelano un incremento sul 2021 intorno all’80% ed una flessione rispetto al 2019 di circa il 30%.

Risultati analoghi si registrano in Svizzera, che nel 2022 vede crescere gli spettatori del 61,5% rispetto all’anno prima, ma restare a quota -30,4% nei confronti del 2019, così come nei Paesi Bassi: qui gli spettatori aumentano del 75% e arrivano a 25 milioni, ovvero -34,3% rispetto al 2019.

Anche l’andamento della Svezia segue questa tendenza: i biglietti venduti crescono del 72,7% a confronto dell’anno precedente, mentre il decremento sul 2019 è del 34,5%.

Un aumento, ancora più considerevole, delle presenze è avvenuto anche nella Repubblica Slovacca: +110,4% sul 2021. Il calo rispetto al 2019 è del 34,3%.

La distanza rispetto al 2019 è simile anche in Polonia (-34,6%), paese che, però, già nel 2021 vantava una crescita record degli spettatori, superiore al 100%. Nel 2022 l’aumento è invece del 13,3%.

Riescono invece a riportare al cinema 8 spettatori su 10 alcuni mercati più piccoli, come quello della Norvegia, che arriva a 8,8 milioni di spettatori con un recupero rispetto al 2021 di circa il 55% ed una differenza col 2019 del 22,4%.

Alla stessa stregua si comporta la Danimarca, che registra 10,2 milioni di biglietti venduti, ovvero un aumento del 54,5% sul 2021 e una flessione del 22,7% sul 2019.

Sostanzialmente analogo è l'andamento della Bulgaria che, con circa quattro milioni di spettatori, registra un guadagno del 55% rispetto all'anno precedente e uno scostamento rispetto al 2019 del 21%.

La Slovenia è protagonista di un recupero eccezionale rispetto a un 2021 difficile: l'incremento è superiore al 140% e le consente di portarsi a quota -27% rispetto al 2019.

Oltre che dall’aumento degli spettatori, seppur ancora parziale ed in molti casi non tale da garantire l’equilibrio economico della sala, il 2022 è stato caratterizzato dal ridimensionamento della quota di mercato dei film nazionali, che tende a ripiegarsi sui livelli del periodo prepandemico.

Anche qui, non senza eccezioni, però: i film “di casa” continuano a far meglio che nel 2019 in Norvegia, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Germania. Altra tendenza diffusa è il già citato aumento del prezzo medio, che non solo resta comunque generalmente inferiore al rincaro dei prezzi al consumo, ma che avviene dopo il calo dell’annus horribilis 2020. E che non riesce certo a compensare i maggiori costi di gestione delle sale cinematografiche, attività di per sé altamente energivora e sensibile all’aumento dei costi dell’elettricità.

Un caso a parte, legato ovviamente alla situazione politica, è quello della Russia, che dal 2017 al 2021 era stato il principale mercato europeo per numero di presenze.

Nel 2022 gli spettatori sono calati del 42,9% dopo un 2021 che aveva visto un incremento del 64,2% rispetto al tremendo 2020. Il tonfo del 2022 riporta il mercato russo al livello dell’anno della pandemia, anzi addirittura al di sotto. La distanza dal 2019 è la più marcata tra i territori considerati: -61,8%.

Nel 2022 la Francia riconquista dunque il primato europeo.

Questa è una versione aggiornata dell’articolo pubblicato nello speciale Berlinale di Cinema & Video Int'l, media partner di MEDIA Salles.


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