Italian added content crossing borders

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5 May 2018

IF THE STAR IS RAFFAELLO (by Elisabetta Brunella) 

What were the 10 Italian productions - or co-productions - most viewed in 2017?” Twenty markets - from Portugal to Russia and from Norway to Turkey - have answered this question asked by MEDIA Salles.
We can start by remarking that thirteen of these countries listed fewer than ten titles. In some cases these were small or even tiny, emerging markets - such as Montenegro - but in other cases territories with well-established cinematographic infrastructures and a strong interest in films “made in Italy”. In Scandinavia, for example, Denmark indicates three titles, Sweden comes to a halt with "Call me by your name", whilst Norway quotes eight productions, including the rerelease of "The Postman". On the Mediterranean Rim, Greece almost completes the top ten, registering “L’ora legale” in first place, with as many as 60,000 spectators, and in ninth place “They call me Jeeg”, with around five hundred. Turkey, a fast expanding market, which has grown from 50 million to 70 million admissions over the past four years, names four titles, including the co-production “Le Rédoutable” in first place with just under five thousand spectators, followed by “Suspiria”. 
Four films are also quoted by the Serb Republic, Ukraine and Latvia, three by Slovenia but only two by Lithuania. Better results in Romania, which yields five, and Bulgaria, which totals six. Amongst the virtuous countries, which succeed in offering a wide variety of Italian films - a necessary factor for potential audiences to go on perceiving the vitality of film production in the Bel Paese - quoting more than the ten titles asked for appear large markets like the United Kingdom (170 million admissions in 2017) or Russia which, by selling almost 214 million tickets, for the first time took first place in the classification of admissions from France. In the latter two countries, the number of Italian titles was more or less the same: 15 in the former and 16 in the latter. Switzerland, Hungary and the Slovak Republic also place themselves with 15 titles, whilst Portugal and the Netherlands do even better, each with 20. Top place for the widest offer of Italian titles goes to the Czech Republic, which counts 23. 
And which titles reached the largest number of countries? If “Perfect strangers” proves to be the film that has crossed most borders, we can quote a winning “trio”: the one formed by Genovese’s comedy, together with “Like crazy” and “Sweet dreams”, which reappears complete in five countries (BG, HU, NL, SK, CZ) and, in various combinations, in another ten. "The confessions”, “Fire at sea”, "Mister Felicità", "Lasciati andare", "The great beauty” and "Moglie e marito" also reach several territories. In terms of the number of tickets sold, it is once again "Perfect strangers” that gains top place, reaching 163,000 spectators in Russia, over 52,000 on the far smaller Hungarian market, over 30,000 both in the Czech Republic and in the Netherlands, 22,000 in Portugal and even 16,000 in Lithuania, a country with fewer than three million inhabitants. 
Lastly, if you have ever wondered why the Czech Republic boasts the largest number of Italian productions, or why Hungary, a market with 15 million spectators, offers the same range as the United Kingdom, this is the answer: statistics here include not only films in the traditional sense, but also so-called added content, in particular art documentaries, devoted to celebrating Italian artists like Raffaello or the more prestigious museums, from the Vatican to the Uffizi. These are productions which, whilst being programmed as “event cinema”, i.e. in a non-continuous manner, are capable of winning more spectators than important films: in Hungary, for example, “Saint Peter’s and the Papal Basilicas of Rome” gained 25% more audience than “Sweet dreams”. The reason for this success is explained to us by Klaudia Elsaesser, managing director of Pannonia Entertainment, a company specialising in the distribution of added content in Central Europe: “In our countries there are audiences with a keen interest in art documentaries, particularly Italian ones, thanks both to the subject matter and the very high technical quality of the productions. These are different audiences compared to the usual cinema-going public, not only prepared to pay more than for a traditional film - especially if the production is in 3D, as in the case of Raffaello - but also extremely loyal. For years I have been working with Nexo Digital and Magnitudo Film, as they are able to provide a continuous supply of content that satisfies the demands of spectators who are art and culture lovers and special fans of Italy. This is why I am preparing a new “season” revolving around the latest productions dedicated to Palladio, Bernini and Caravaggio".
And if some of our readers might think that the market for added content is negligible, they should consider that, between 2010 and 2016, it experienced an overall growth of 345% on three large markets, such as Italy, France and the United Kingdom.
An opportunity for creative enterprises and the audiovisual industry in Italy, but also for the entire “country system”. 

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5 maggio 2018

"Quali sono state le 10 produzioni italiane più viste nel 2017?" A questa domanda posta da MEDIA Salles hanno risposto 20 paesi, dal Portogallo alla Russia e dalla Norvegia alla Turchia. Cominciamo a dire che tredici di loro hanno elencato meno di dieci titoli. In qualche caso si tratta di piccoli, o anzi, minuscoli mercati emergenti - come il Montenegro - ma, in altri, di territori con una consolidata infrastruttura cinematografica e un forte interesse per il "made in Italy". Parliamo per esempio della Scandinavia, con la Danimarca, che indica tre titoli, o della Svezia, che si ferma a "Call me by your name", mentre la Norvegia riesce a citare otto produzioni, inclusa la riproposizione de "Il postino". Nel bacino del Mediterraneo, la Grecia arriva quasi a completare la top ten, segnalando al primo posto "L'ora legale", con oltre 60.000 spettatori, e al nono "Lo chiamavano Jeeg Robot" con circa cinquecento. La Turchia, mercato in netta espansione che negli ultimi quattro anni è passato da 50 a 70 milioni di presenze, dichiara quattro titoli, compresa la coproduzione "Le Rédoutable", al primo posto con circa cinquemila spettatori, seguita da "Suspiria".
Quattro film anche per la Repubblica Serba, l'Ucraina e la Lettonia, tre per la vicina Slovenia, solo due invece per la Lituania. Fanno meglio la Romania, che arriva a cinque, e la Bulgaria che tocca quota sei. Tra i paesi "virtuosi" che riescono a proporre una più ampia varietà di film italiani - fattore necessario per far sì che i potenziali spettatori mantengano la percezione della vitalità del cinema del Bel Paese - e addirittura indicano più dei dieci titoli richiesti, compaiono grandissimi mercati come il Regno Unito (170 milioni di presenze nel 2017) o la Russia che, arrivando a quasi 214 milioni di biglietti, ha scalzato per la prima volta la Francia dalla testa della classifica per spettatori. In questi territori la quantità dei titoli italiani è più o meno la stessa: 15 nel primo, 16 nel secondo. A quota quindici si collocano pure Svizzera, Ungheria e Slovacchia, mentre ancora meglio fanno Portogallo e Paesi Bassi, entrambi con 20 opere. Alla Repubblica Ceca, che arriva a 23, va il primato della più ampia proposta di cinema italiano.
Ma quali sono i titoli che hanno toccato il maggior numero di paesi? Se "Perfetti sconosciuti" risulta il film che ha attraversato più frontiere, si può parlare di una tripletta vincente: quella, cioè, formata dalla commedia di Genovese abbinata a "La pazza gioia" e a "Fai bei sogni" che ricompare - al completo - in cinque paesi (BG, HU, NL, SK, CZ) e, nei vari abbinamenti possibili, in altri dieci. Anche "Le confessioni", "Fuocoammare", "Mister Felicità ", "Lasciati andare", "La grande bellezza" e "Moglie e marito" si impongono su più territori. Sul fronte dei biglietti venduti è ancora "Perfetti sconosciuti" a collocarsi al primo posto: 163.000 spettatori in Russia, oltre 52.000 nel ben più piccolo mercato ungherese, più di 30.000 sia in Repubblica Ceca sia nei Paesi Bassi, 22.000 in Portogallo e addirittura 16.000 in Lituania, paese di neanche tre milioni di abitanti.
Ed infine, se vi siete chiesti come mai la Repubblica Ceca vanti il maggior numero di produzioni italiane o perché l'Ungheria, mercato di 15 milioni di spettatori presenti la stessa varietà del Regno Unito, ecco la risposta: le statistiche includono qui non solo i film tradizionalmente intesi, ma anche i cosiddetti contenuti aggiuntivi, in particolare i documentari d'arte, dedicati a celeberrimi artisti italiani come Raffaello o ai più prestigiosi musei, da quelli Vaticani agli Uffizi. Produzioni che sono in grado, pur essendo programmate come "event cinema", cioè in maniera non continuativa, a conquistare anche più spettatori di film di rilievo: in Ungheria, per esempio, "San Pietro e le basiliche papali di Roma" ha avuto il 25% di pubblico in più rispetto a "Fai bei sogni". Il perché di questo successo ce lo spiega Klaudia Elsaesser, direttore di Pannonia Entertainment, società specializzata nella distribuzione di contenuti aggiuntivi in Europa Centrale: "Nei nostri paesi c'è un pubblico molto interessato ai documentari d'arte, soprattutto a quelli italiani, sia per i soggetti sia per l'elevatissima qualità tecnica. Un pubblico diverso da quello cinematografico, non solo disposto a pagare un prezzo più alto che per un film - soprattutto se, come nel caso di Raffaello, si tratta di 3D - ma anche molto fedele. Da anni lavoro con Nexo Digital e con Magnitudo Film perché sono in grado di fornire in modo continuativo dei contenuti che soddisfano le esigenze degli spettatori che amano l'arte, la cultura ed in particolare l'Italia. Per questo sto costruendo una nuova "stagione" che sarà imperniata sulle nuove produzioni dedicate a Palladio, Bernini e Caravaggio".
Chi pensasse che il mercato dei contenuti aggiuntivi sia trascurabile sappia che, tra il 2010 e il 2016, in tre grandi mercati come l'Italia, la Francia e il Regno Unito, esso è complessivamente cresciuto del 345%. Un'opportunità per le imprese creative e l'industria audiovisiva dell'Italia, ma anche per l'intero "sistema Paese".